Attentati a Foggia, Dimauro (Confindustria): “Creare lavoro per battere le mafie”

“Più che una recrudescenza, la sensazione che si ha è che in questa Terra i poteri mafiosi non si siano mai fermati. Probabilmente hanno solo rallentato il tiro salvo poi rialzarlo verso i soliti obiettivi che sono le imprese, piazzando tre ordigni nel giro di poche ore tra Foggia e San Severo. E tutto ciò nonostante il costante, lodevole impegno delle autorità preposte, con le forze dell’ordine, per il ripristino delle condizioni di tutela della convivenza civile in questa martoriata terra”. E’ il commento del Presidente di Confindustria Foggia Giancarlo Francesco Dimauro sugli attentati dinamitardi che la cronaca ha fatto registrare nell’inizio del nuovo anno in Capitanata. L’ultimo nella notte tra sabato e domenica ad un ristorante-friggitoria di Foggia. “Le prese di posizione  – aggiunge Dimauro – le condanne sono scontate e, se da un lato aiutano a stigmatizzare i fenomeni criminogeni che vorrebbero chiudere il territorio in una morsa sempre più preoccupante, dall’altro aiutano senza ombra di dubbio a creare nel tessuto collettivo quel senso di comunità necessario per arginare un male – dichiara il presidente Dimauro – tutt’altro che sopito. Ma la risposta più importante e più incisiva resta per noi quella di creare il lavoro – rimarca Dimauro – perché la mafia si nutre nelle povertà e nel sottosviluppo, come lo stesso Procuratore Vaccaro ha più volte sottolineato. Su questo versante il nostro impegno sarà fermo e deciso perchè  reclamare il diritto al lavoro significa battersi per la libertà contro ogni forma di malavita organizzata.” “Quel che ora urge intensificare – afferma il presidente di Confindustria – è un grande patto tra le istituzioni ed il mondo dell’impresa per promuovere nuove forme di investimento e moderne opportunità di crescita capaci di aprire speranze nel breve e medio termine, perché anche le risorse previste nel Pnrr sono strettamente legate ad una fase temporale eccezionale che non potrà rimuovere lo sviluppo inceppato che ci portiamo dentro da decenni”.

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