Foggia, gestione parcometri: ai domiciliari titolare della Protec, sequestro di beni per ex presidente Ataf

Avrebbe omesso di riversare all’Ataf circa 600mila euro quali incassi dei parcometri per la regolazione del servizio di sosta a pagamento a Foggia. E’ quanto scoperto dalla Guardia di finanza che ha eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal gip del tribunale di Foggia  che ha disposto gli arresti domiciliari per il rappresentante legale della società Protect srl, Vincenzo Giandolfi, titolare del servizio di “prelievo, contabilizzazione ed accreditamento” degli incassi dei parcometri della città di Foggia, per conto della società municipalizzata Ataf nel periodo maggio 2016 – luglio 2018 e del sequestro preventivo per equivalente dei beni del predetto legale rappresentante e dell’ex presidente del cda dell’Ataf, l’avvocato Raffaele Ferrantino.    Le indagini sono state innescate dalla denuncia, presentata alla Procura della Repubblica di Foggia, nel maggio 2018, dall’attuale vertice dell’Ataf. Il contratto tra l’Ataf e la Protec è stato siglato nel maggio del 2016 e le indagini avrebbero accertato un ritardo incolpevole nel trasferimento all’azienda di trasporti dell’incasso dei parcometri tanto che nel gennaio del 2018 l’Ataf, che nel frattempo aveva cambiato il suo presidente, si è mossa per individuare un nuovo soggetto al quale affidare il servizio degli incassi per i parcometri in sostituzione della Protec che a sua discolpa aveva anche addebitato il ritardo nel riversamento degli incassi dei parcometri a difficoltà operative e gestionali della Banca di Italia di Bari.    Il 6 giugno 2018 il contratto tra l’Ataf e la società concessionaria, stipulato in data 12 maggio 2016 per la gestione dei parcometri, veniva risolto. La debitoria ammontava a oltre 741mila euro.  Le indagini avrebbero accertato responsabilità penale nella fattispecie del peculato nei confronti, in primis, dell’amministratore unico della società affidataria del servizio nel periodo che va dal 14 aprile 2017 al 30 luglio 2018, per gli omessi accreditamenti, in favore dell’Ataf di complessivi 741.968,43 euro, posto che, dicono gli inquirenti, per ben 6 volte questi ha falsamente addebitato i ritardi degli accreditamenti a difficoltà operative della Banca di Italia di Bari, quando invece, come detto in precedenza, della trasformazione delle monete si era occupata altra società specializzata del settore.  Responsabilità penali nella fattispecie del peculato sono state quindi riscontrate anche nei confronti del presidente del Consiglio di Amministrazione di ATAF S.p.a nel periodo che va dal 14 aprile 2017 al 30 luglio 2018 in ordine agli omessi accreditamenti, in favore di ATAF S.p.a., di complessivi euro 617.932,20.

 

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