Foggia si riversa nel Chiostro di S.Chiara per Vinicio Capossela

In una calda sera di fine estate a Foggia arriva il maraja della musica italiana. Sul palco di Questioni Meridionali, Vinicio Capossela si batte la mano sul petto, laddove pulsa e batte forte un cuore unico, straordinario come la sua capacità di attirare sguardi, di ammutolire bocche, di incantare l'anima. Da sempre un artista controvento, oggi a gonfie vele con il suo ultimo romanzo 'Il Paese dei coppoloni', Capossela sposa la rassegna di Spazio Baol e omaggia la nostra terra: "Questo libro non sarebbe mai nato se non ci fossero città come Foggia, Troia, Bovino…" È questo l'esordio di Capossela sul palco del festival in una cornice straordinariamente scenografica: raccolta, preziosa, intima. Circa 500 seguaci del Capossela pensiero si sono dati appuntamento nel cuore di Foggia, accompagnati da una conversazione piacevolmente guidata dal professore Saverio Russo. "Sono felice di presentare questo libro a Foggia, nella Daunia" incalza l'artista”, e via con gli applausi….Nonostante le sue origine nordeuropee, Capossela sin dalle origini della sua carriera non ha tenuto celato il suo amore per il profondo Sud, fatto di paesi dimenticati e strambi personaggi raccontati nei suoi lavori discografici ed editoriali. Melodie e ritmi incalzanti che narrano di tradizioni mediterranee . Dall'album 'All'una e trentacinque circa' – vincitore del Premio Tenco – a 'Canzoni a manovella', sino ai giorni nostri, il poliedrico e sorprendente artista irpino è riuscito a restare fuori dallo star system pur calcando i più prestigiosi palcoscenici internazionali grazie ad una personalità spiccata ed una dialettica tagliente che come una calamita hanno attirato critica e pubblico senza mai a riuscire a tenerlo in pugno. Sfuggente e schivo, Capossela con questa opera lascia una testimonianza di un territorio che rischia l'estinzione. Raccontando usi costumi e personaggi alternando una narrazione a tratti comica, a tratti nostalgica.

Quello disegnato da Capossela è un universo di fantasia – dal sapore dolce e maliconico – che si intreccia con il senso della memoria e del ricordo, e che ci offre un quadro ricco di tenerezza e passione che eleva al rango che merita le piccole storie che fanno la Storia.
Un'occasione per celebrare il nostro territorio, i nostri personaggi, i nostri dialetti, senza dimenticare che uno dei 'figli del Gargano', l'indimenticabile Matteo Salvatore, ha affascinato lo stesso Capossela , lasciando in eredità al musicista di Calitri il suo 'testimone'.

Redazione

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