Infiltrazioni mafiose, Cerignola: ecco la relazione che il Ministro dell’Interno invierà al Presidente della Repubblica

Il Comune di Cerignola presenta forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità degli organi elettivi, il buon andamento dell’amministrazione e il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio per l’ordine e la sicurezza pubblica. Inizia così la relazione del Ministro dell’Interno al Presidente della Repubblica in cui si riscontrando i presupposti per lo scioglimento del Comune ofantino per infiltrazioni mafiose. La relazione evidenzia come, nel corso delle indagini è stato accertato come l’uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato, nel tempo, in favore di soggetti o imprese collegati direttamente od indirettamente ad ambienti malavitosi. Le indagini avrebbero anche evidenziato una complessa rete di amicizie, frequentazioni e cointeressenze tra amministratori locali, dipendenti dell’ente e soggetti appartenenti o contigui a famiglie malavitose evidenziando come queste ultime abbiamo beneficiato di favor nell’acquisizione di pubbliche commesse, negli affidamenti del patrimonio comunale o nell’esercizio di attività commerciali. La relazione poi si sofferma sulla figura del sindaco di Cerignola Franco Metta ponendo in rilievo gli assidui rapporti che legherebbero il primo cittadino ad esponenti di rilievo della criminalità locale. Sindaco, dice la relazione, che nel corso di una operazione antiabusivismo commerciale sarebbe intervenuto in favore di alcuni esponenti della criminalità chiedendo alla polizia di soprassedere. Stesso sindaco che, sempre secondo la relazione, avrebbe celebrato e partecipato alle nozze di un pluripregiudicato. La relazione spiega anche come nel corso degli accertamenti della commissione ispettiva sarebbe stata evidenziata una illegittima ed anomala commistione nella gestione degli affidamenti di lavori pubblici, con un’indebita ingerenza degli organi politici sull’operato della struttura amministrativa, in contrasto con il principio di separazione dei poteri di indirizzo e programmazione, propri degli organi politici,  da quelli gestionali dell’apparato dirigente.

 

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