La filiera non etica: un percorso di rispetto per tutti.

"Dal campo agli ipermercati" il difficile percorso che accompagna il lavoro sottopagato degli stranieri, la prima forza lavoro di molte aziende dell'agroalimentare in Capitanata. Questo è stato l'ampio argomento trattato in un incontro pubblico all'Auditorium S.Chiara, la scorsa sera. "La filiera non etica", questo il titolo dato alla serata, nonché  intestazione di un documentario visionato tra i dibattiti in sala. L'etica, argomento focale, tanto riportata dal progetto Capo Free- Ghetto off, campagna della Regione Puglia, portata avanti dall'ex assessore alle politiche giovanili, Guglielmo Minervini. Come il Bollino Etico un "premio" del progetto regionale consegnato a tutte quelle aziende e imprenditori che non hanno mai ricorso, nella produzione di un prodotto, al lavoro nero. Purtroppo, un rapporto di lavoro ancora molto diffuso in provincia di Foggia; come riporta Vito Ferrante, dirigente regionale: su 24.000 aziende in Capitanata solo 6.000 dichiarano i contratti dei propri dipendenti. Dati che preoccupano tanto quanto il netto ricevuto, in una giornata di lavoro, da un dipendente con lavoro nero: € 2,50 l'ora ( la paga sindacale si aggira ai 38 euro giornalieri, per 6 ore di impiego). Alle cifre del lavoro a nero c'è da sottrarre il prezzo da dare in consegna al caporalato, altra piaga sociale che incide gravemente sulla vita dei lavoratori, in particolar modo stranieri. L'attenzione della serata è stata rivolta al Ghetto di Rignano, luogo in cui vivono 1500 migranti in estate, 300 in inverno; migranti che arrivano in quei luoghi con occhi pieni di speranza, gli stessi occhi  che in periodi di raccolta, diventano sofferenti. La raccolta dei pomodori, dell' uva, unico impiego per loro di facile accesso. Quei periodi in cui ci si deve sacrficare a qualcuno e quel qualcuno si identifica nel caporalato.

Il Ghetto di Rignano volevano portarlo via, sgomberarlo, forse trasferirlo per evitare penetrazioni di criminalità organizzata ma come spiega Daniele Calamita, segretario generale Cgil Foggia: " solo un folle può  pensare allo sgombero al Ghetto di Rignano, tolto quello ne affioreranno altri in qualsiasi altra parte della provincia, regione".

Il tema così  esteso ha portato ad una partecipazione attiva non solo degli ospiti presenti al dibattito ma anche del pubblico che spesso è intervenuto in chiarimenti. 

La serata è stata suddivisa in due parti: nella prima un racconto di testimonianze di Padre Arcangelo Maira, missionario scalabriniano,  e Matteo Fraschini Koffi, reporter che per 15 giorni ha vissuto in incognito con i migranti del Ghetto di Rignano; nella seconda parte ha avuto luogo una tavola rotonda tra diversi esponenti politici e culturali: Daniele Calamita (cgil), Vito Ferrante (dirigente della regione), Madia D'Onghia ( docente Diritto del Lavoro), Pierfrancesco Castellano (imprenditore agroalimentare) e Giuseppe De Filippo (presidente provinciale Coldiretti). Assenti giustificati Guglielmo Minervini e il Presidente della Provincia, Francesco Miglio.

 

(Luisa Sebastiano)

Redazione

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