Nel lago di Varano una nuova eccellenza del made in Italy: l’ostrica del Gargano

Bella, elegante e carnosa, con inconfondibili contorni madreperlacei che virano al nero. E’ l’ostrica San Michele, frutto del lavoro dei pescatori con l’assistenza scientifica di Lucrezia Cilenti CNR e di Gianfranco Eugenio Pazienza della cooperativa Natrix che hanno sperimentato l’accrescimento dell’ostrica triploide seme autosterile, prodotta in Francia, con ottimi risultati nella Laguna di Varano.
Armando Tandoi – “Oyster man” per gli amici – ha scelto di valorizzare l’allenamento dei pescatori di Ischitella secondo le tecniche tradizionali sonstenibili.
Nel lago di Varano, oasi incontaminata nel Parco Nazionale del Gargano, in Puglia, nasce una nuova eccellenza del “made in Italy”, pronta per essere servita sulle tavole del pianeta.
Acque salate limpidissime e sorgenti dolci, unite al caldo dello sperone d’Italia, garantiscono un ambiente assolutamente favorevole allo sviluppo armonico del mollusco il cui nome è dedicato all’Arcangelo protettore del Gargano.
Allevando l’ostrica di San Michele in uno dei posti più belli d’Italia i risultati hanno superato le aspettative. Un prodotto che consente di superare qualitativamente anche paesi leader nell’ostricoltura internazionale.
Di impatto leggermente iodato, le San Michele si gustano per dolcezza e complessità vegetale, per le intense note minerali e i sentori di frutta secca. Durante l’ allevamento, che dura due anni, le ostriche il cui nome scientifico è “crassostrea gigas”, sono dapprima immerse in acqua dentro le lanterne per il cosiddetto preingrasso, quindi una volta arrivate alla giusta dimensione, vengono incollate a mano sulle corde appese alle antiche palizzate usate un tempo per i mitili nella laguna. Sollevate manualmente dall’acqua per riprodurre l’effetto delle maree sono quindi lasciate al sole, alla luna e alle intemperie fino alla raccolta.
Sapide, dagli aromi intensi, le ostriche rappresentano un cibo degli dei dagli albori dell’umanità ai giorni nostri, passando dai tempi della Roma di Nerone quando arrivavano in nave dalla Britannia per la delizia dei palati romani.
Oggi, a distanza di secoli in cui erano proibite in quanto ritenute lussuriose per i loro aspetti afrodisiaci, sono apprezzate tanto da essere addirittura dedicate alla figura di un potente arcangelo

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