Torna il Giordano in Jazz

Torna il Giordano in Jazz e lo fa in una veste inedita, con la sua prima Spring Edition. Sarà l’effetto Medimex – da poco concluso e che ha fatto tappa a Foggia con un’anteprima del Festival che si terrà a giugno a Taranto – a suggerire alla kermesse musicale dell’amministrazione comunale di sperimentare i palchi in primavera? Probabile. Quel che è certo è che il format ideato dall’assessorato alla cultura si terrà – ad ingresso gratuito – in piazza Marconi, il 3,4 e 5 maggio, all’interno dell’intenso programma di Libando, il festival dello street food. Nato in collaborazione col Moody Jazz Cafè, GiJ ha portato in città artisti di fama internazionale.
Il 3 maggio si esibiranno Israel Varela & The Labyrinth Project. Trio cosmopolita guidato dall’affermato compositore, batterista e cantante messicano, che ha riunito in un’unica formazione artisti dallo straordinario livello internazionale, Alfredo Paixao (Brasile) al basso e Florian Webber(Germania) al piano, dalle eterogenee radici culturali ed etniche, dando vita ad un mix artistico inedito con musica originale di grande e raffinata ricerca, composta da Israel Varela.

Il 4 maggio, invece, sarà la volta del bassista Enzo Pietropaoli, che ha deciso di riproporre, col suo “Wire Trio” completato da Enrico Zanisi (piano, tastiere e live electronics) e Alessandro Paternesi (batteria e live electronics) in chiave contemporanea alcune tra le pagine più significative di un evento epocale e irripetibile come quello che, esattamente 50 anni fa, nell’agosto 1969, ha rappresentato l’apice della cultura hippie:“WOODSTOCK RELOADED”.

 Il 5 maggio, a chiudere la SPRING EDITION del Giordano in Jazz, Elisabetta Serio a capo del suo collaudato “16 trio”, dove la sua verve compositiva viene esaltata dall’empatico groove del contrabbasso di Marco de Tilla e dalla batteria di Leonardo De Lorenzo. Pianista di fama internazionale, già al fianco di artisti del calibro di Pino Daniele e Noa.

 La proposta stilistica di questa edizione è una trilogia di concerti “Piano Trio” completamente differenti tra loro, in cui si vuole evidenziare, a prescindere dal repertorio proposto, le molteplici forme espressive che questo “usuale” ensemble può generare,  derivanti anche dal fatto che il leader (compositore e/o arrangiatore) è, per ogni concerto, un diverso componente del trio.

S.P.

 

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