Tentativi precedenti di conquistare i residenti con soldi e sconti non sempre hanno dato risultati
Un caso scottante: Il presidente Trump ha sostenuto che le società che gestiscono i data center dovrebbero “stringere accordi” con le comunità locali per evitare che le strutture vengano odiate da chi abita nei paraggi. Ha inoltre detto che versare un “dividendo” potrebbe rendere i siti più accettabili, pur riconoscendo che incentivi simili in passato non hanno sempre avuto successo.
“Ho seguito da vicino il processo, e data center che in una certa area erano molto impopolari, sono diventati estremamente apprezzati quando si è raggiunto un accordo economico,” ha scritto Trump in un post su Truth Social.
Il presidente ha precisato che questi dividendi dovrebbero essere versati alla comunità e/o a singoli cittadini del territorio interessato.
Anche se tutti apprezzano soldi gratis, non tutti ritengono che un incentivo in denaro giustifichi avere un data center alle porte di casa. A settembre è emerso che ogni nucleo familiare di Hazle Township, in Pennsylvania, avrebbe dovuto ricevere una sovvenzione di 10.000 dollari promessa da un promotore di data center. Il pagamento sarebbe stato vincolato all’approvazione del primo edificio — su un massimo di 15 — su un sito di 1.300 acri ai piedi dei monti Pocono, nelle vicinanze della cittadina.

Tuttavia, mentre alcuni abitanti si sono detti incuriositi dall’offerta, molti ritengono che 10.000 dollari non siano affatto sufficienti a compensare l’eventuale svalutazione delle proprietà provocata dal progetto. La somma non risolve nemmeno i timori legati a rumore, consumo d’acqua e inquinamento.
Anche altre aziende hanno cercato di convincere le comunità locali spendendo denaro o offrendo vantaggi. Il CEO di Amazon Web Services, Matt Garman, ha dichiarato questo mese che l’azienda investirà oltre 1 miliardo di dollari nei prossimi cinque anni nelle città che ospitano data center negli Stati Uniti. Ha inoltre attribuito parte dell’opposizione a “disinformazione”, una giustificazione che spesso viene avanzata.
SpaceX ha adottato una strategia diversa: ha proposto il servizio internet satellitare Starlink a metà prezzo per i residenti vicino al suo data center Colossus di Memphis, Tennessee. La risposta però è stata modesta: hanno aderito solo circa 2.000 persone su più di 250.000 nuclei familiari interessati.
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Trump si è già mostrato molto critico verso chi si oppone ai data center. In passato ha affermato che i manifestanti stanno “sbagliando”, e ha avvertito che le comunità che li rifiutano rischiano di diventare “arretrate e povere”.
Ha anche richiamato l’attenzione sull’impatto che questi impianti hanno sulle forniture elettriche nelle aree in cui vengono costruiti. “Nuovi e grandi, in alcuni casi giganteschi, data (center) sono soggetti a mia richiesta a produrre la propria energia, e a dare o vendere eventuale surplus alla comunità locale o alla rete,” ha scritto nel suo post.

In passato Trump aveva esortato le aziende tecnologiche a provvedere autonomamente al fabbisogno energetico, anche costruendo impianti di produzione. Il 4 marzo 2026 sette grandi società tecnologiche hanno firmato alla Casa Bianca un “Impegno di Protezione dei Consumatori di Energia” su base volontaria, con l’obiettivo di finanziare nuova generazione elettrica e gli adeguamenti della rete necessari per servire i loro data center, così da evitare che tali costi ricadessero sugli altri clienti elettrici.
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Nicola Costanzo esplora il mondo della tecnologia e dell’innovazione. I suoi articoli illuminano le sfide digitali che plasmano il nostro futuro.
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