OpenAI: dipendente arrestato, microspia nascosta nella sala riunioni dei dirigenti

L’ingegnere saudita avrebbe nascosto un minuscolo registratore nella carta igienica e lo avrebbe inserito nella porta USB di una TV

Cosa sappiamo finora: Esempio lampante del mondo clandestino dell’industria dello spionaggio tecnologico: un cittadino saudita è stato arrestato con l’accusa di aver installato un dispositivo di registrazione nella sala conferenze dei dirigenti di OpenAI. Secondo l’accusa, Abdulrahman Alfozan avrebbe avvolto il dispositivo nella carta igienica e poi lo avrebbe infilato in una porta USB sul retro di una televisione.

Il dispositivo, descritto dall’azienda come un apparecchio di registrazione avanzato ma di piccole dimensioni, è stato scoperto da OpenAI intorno al 30 settembre in uno dei suoi uffici di San Francisco. L’azienda ha stabilito che era stato collocato lì alcuni giorni prima. Il team di sicurezza ha tentato di estrarre i dati dalla microSD, ma non è riuscito a esaminarli perché erano criptati.

Piccolo dispositivo elettronico inserito in una porta USB dietro una televisione
Il tipo di registratore trovato inserito nella porta USB della TV.

Secondo il Dipartimento di Giustizia, Alfozan, 35 anni, era impiegato come ingegnere presso OpenAI dal luglio 2025. È stato arrestato il 9 ottobre e si è presentato davanti a un tribunale federale il 13 ottobre, con l’accusa di aver usato o tentato di usare un dispositivo per intercettare comunicazioni orali.

In un risvolto particolarmente ironico, i pubblici ministeri sostengono che anche un chatbot possa aver contribuito al piano. Un account collegato al coniuge di Alfozan avrebbe inviato domande riguardo alla registrazione continua, alla connettività Wi‑Fi, all’ascolto in tempo reale e alla crittografia. Alcune richieste contenevano persino riferimenti all’indirizzo MAC specifico del dispositivo.

Alfozan avrebbe inoltre impiegato uno strumento di produttività per rintracciare dirigenti e indagare su sale riunioni e calendari. La sala presa di mira ospitava incontri dove venivano trattate ricerche proprietarie, prodotti, rapporti con enti governativi e altre questioni sensibili.

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L’hardware individuato è una scheda di sviluppo Seeed XIAO ESP32‑S3 Sense delle dimensioni di un pollice, in commercio al prezzo di circa 13,99 dollari. Insomma, per spiare non servono i mezzi sfavillanti di un agente alla 007.

Dalle ricostruzioni emergerebbe che il comportamento di Alfozan era ben lontano dallo stile da spia professionista. Secondo l’accusa, le telecamere di sorveglianza lo hanno ripreso nei pressi della sala nonostante non avesse l’autorizzazione per accedervi. Il 5 ottobre sarebbe tornato e si sarebbe fermato a ispezionare la zona dietro il televisore.

In quella stessa giornata, il personale di sicurezza ha perquisito una borsa che aveva lasciato in una stanza con le stampanti, trovandovi un altro registratore criptato insieme al suo portafoglio. Il secondo dispositivo era simile a quello rinvenuto dietro la TV. Più tardi Alfozan ha recuperato la borsa dal deposito oggetti smarriti. Ha denunciato lo smarrimento di una carta di credito, circa 500 dollari e due AirPods, ma non ha menzionato il registratore che la sicurezza aveva rimosso.

OpenAI rende noto di aver impiegato i propri modelli di intelligenza artificiale per aiutare a identificare il dipendente, di aver informato l’FBI e di aver progressivamente revocato i suoi accessi nel corso dell’indagine. L’uomo è stato poi licenziato. L’azienda dichiara di non avere evidenze che i pesi dei modelli, il codice sorgente o i dati dei clienti siano stati consultati o sottratti indebitamente.

Team di sicurezza che analizza dati su schermi con strumenti di intelligenza artificiale
OpenAI ha usato modelli di intelligenza artificiale per supportare le indagini interne.

“Proteggere la nostra tecnologia, i nostri dati e le nostre persone è una cosa che prendiamo sul serio, e che consideriamo di importanza nazionale”, ha scritto OpenAI su X.

Non è stato ancora reso pubblico un movente per l’episodio. Wired riferisce che il profilo LinkedIn di Alfozan lo indica come “venture partner” part‑time presso RAED Ventures, una società di venture capital con sede in Arabia Saudita.

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Se giudicato colpevole, Alfozan rischia fino a cinque anni di carcere e una multa fino a 250.000 dollari. L’indagine dell’FBI è ancora in corso.

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