La crescita dei ricavi Search rallenta, AI Mode guadagna meno per query e le spese non danno segni di fermarsi
Cosa è successo? Alphabet ha fornito agli investitori un ulteriore motivo di preoccupazione sul fatto che la corsa agli investimenti in IA possa mai ripagare. Le azioni della società madre di Google sono scese di oltre il 10% nel trading after-hours dopo risultati deludenti e un rallentamento della crescita dei ricavi Search che hanno messo in ombra il buon andamento del cloud. Peggio ancora per le ambizioni IA, la modalità AI Search di Google fatica a trasformare le query aggiuntive in introiti pubblicitari equivalenti.
Alphabet ha registrato ricavi trimestrali pari a 127,6 miliardi di dollari, in aumento del 25% anno su anno, ma utili per azione di 2,12 dollari hanno mancato le attese, che si aggiravano intorno ai 3,01 dollari. L’utile netto è sceso a 26,2 miliardi di dollari, anche a causa di una perdita di 8,7 miliardi legata a investimenti azionari.
Come ormai avviene spesso tra i colossi tecnologici, i numeri della spesa sono impressionanti. Gli investimenti in capitale (capex) hanno raggiunto 51,4 miliardi di dollari nel trimestre, più del doppio dei 24 miliardi spesi un anno prima. Alphabet ha mantenuto la previsione per l’anno fiscale completa tra i 195 e i 205 miliardi di dollari, mentre il free cash flow è stato negativo per 9,1 miliardi. Google aveva registrato il suo primo free cash flow trimestrale negativo a luglio.

Nonostante questa cifra impressionante, Alphabet prevede un nuovo aumento significativo del capex anche nel 2027.
“Io la vedo, in termini ampi, come una pianificazione a lungo termine, non come un esercizio di allocazione a breve termine,” ha dichiarato l’amministratore delegato Sundar Pichai.
Il chief business officer Philipp Schindler ha indicato la minore monetizzazione di AI Mode come uno dei fattori che hanno rallentato la crescita dei ricavi Search. Al momento AI Mode genera meno ricavi per query rispetto al motore di ricerca tradizionale di Google, nonostante l’azienda abbia spinto con decisione l’adozione del nuovo strumento. Non è stato però specificato quanto meno renda AI Mode rispetto alla ricerca convenzionale.

Schindler ha citato anche l’effetto dei movimenti valutari e le variazioni nella spesa degli inserzionisti, mentre Pichai ha affermato che la crescita delle query è stata la più forte degli ultimi cinque anni. Naturalmente, più ricerche non si traducono automaticamente in più ricavi.
Schindler mantiene però la fiducia che la ricerca con IA diventerà una fonte significativa di guadagno.
“Con AI Mode molte di queste query sono di tipo top-funnel, il che ci permette di intercettare nuove intenzioni commerciali di alto valore,” ha detto. “Inoltre, la maggior parte delle query in AI Mode è incrementale, creando nel tempo maggiori opportunità di monetizzazione.”
I ricavi Search sono cresciuti del 12%, rispetto al 17% del trimestre precedente. Google sta estendendo la pubblicità in AI Mode a ulteriori paesi, ma resta da vedere se questo aiuterà a colmare la differenza.
C’è stato un punto positivo ormai familiare: i ricavi di Google Cloud sono più che raddoppiati, raggiungendo 30,71 miliardi di dollari, superando le aspettative degli analisti che li avevano stimati a 29,57 miliardi.

Nel complesso, però, i risultati alimentano ulteriormente i timori legati alla bolla dell’IA. Ken Griffin, fondatore di Citadel, ha recentemente avvertito che gli investitori potrebbero trovarsi in una bolla, dato che le aziende faticano a estrarre un valore costante dall’IA. Nel frattempo, Meta sta pianificando un’offerta di azioni da 95 miliardi di dollari per finanziare le proprie ambizioni nel campo dell’intelligenza artificiale.
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Nicola Costanzo esplora il mondo della tecnologia e dell’innovazione. I suoi articoli illuminano le sfide digitali che plasmano il nostro futuro.