L’Europa impone un limite d’età alle loot box
Nota della redazione: Il sistema di classificazione PEGI, con base in Europa, sta introducendo una modifica importante nel modo in cui i videogiochi venduti nel Vecchio Continente vengono etichettati e presentati ai consumatori. I titoli esclusivamente digitali che mirano a far spendere soldi ai giocatori offrendo oggetti casuali ora corrono gli stessi rischi di valutazione di giochi che mostrano violenza, scene sessuali o uso di droghe. E giustamente.
All’inizio di quest’anno il sistema Pan-European Game Information (PEGI) ha svelato un nuovo criterio di classificazione pensato per i videogiochi che monetizzano attraverso contenuti randomizzati. Ora, l’organismo che gestisce PEGI nel Regno Unito ha confermato che le novità stanno finalmente entrando in vigore. Alcune uscite di rilievo sono già state riclassificate in base alle nuove regole, anche se al momento queste modifiche dovrebbero rimanere limitate al mercato europeo.

Secondo un recente post di Connor Hinde, amministratore di PEGI nel Regno Unito, la Games Rating Authority (GRA) ha cominciato ad adottare i nuovi criteri di valutazione previsti da PEGI. Verranno interessati diversi titoli precedentemente pubblicati solo in digitale, a partire dai giochi che impiegano tattiche di monetizzazione aggressive, come le loot box e altri sistemi che offrono ricompense casuali.
Un esempio è EA Sports FC 27: se prima recava una classificazione PEGI 3 — quindi considerato adatto a tutte le età — ora è stato riclassificato PEGI 16. La nuova etichetta include il riferimento “Paid Random Items”, che avvisa consumatori e genitori del possibile rischio finanziario legato a meccaniche simili al gioco d’azzardo presenti in questi titoli.

Hinde ha spiegato che la riclassificazione a PEGI 16 è in corso di applicazione e che, nel corso del mese, colpirà progressivamente un numero maggiore di giochi digitali. La GRA si aspetta un elevato volume di modifiche alle valutazioni in un arco di tempo relativamente breve. Nel frattempo, gli editori e gli sviluppatori che necessitano di chiarimenti possono rivolgersi al servizio di assistenza ufficiale di PEGI per ottenere supporto.

Questa nuova classificazione legata alle loot box probabilmente provocherà malumore tra le aziende del settore che si oppongono a restrizioni maggiori sulle proprie pratiche commerciali. I giocatori, invece, sembrano in gran parte favorevoli all’intervento di PEGI contro tattiche di monetizzazione ritenute sfruttatrici da parte dei grandi editori. Tali pratiche meriterebbero regole ancora più severe e, dove necessario, il divieto totale su scala globale.
Per la maggior parte, tuttavia, poco dovrebbe cambiare al di fuori del mercato digitale europeo. L’Entertainment Software Rating Board (ESRB), l’ente che assegna le classificazioni d’età nel settore videoludico statunitense, ha dichiarato che non intende seguire l’esempio di PEGI introducendo una classificazione analoga alla “PEGI 16”, sostenendo che un cambiamento del genere potrebbe creare confusione tra i consumatori americani.
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Nicola Costanzo esplora il mondo della tecnologia e dell’innovazione. I suoi articoli illuminano le sfide digitali che plasmano il nostro futuro.